Kitsune by Nicolette Andrews

Kitsune by Nicolette Andrews

autore:Nicolette Andrews [Andrews, Nicolette]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Triskell Edizioni
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


16

«Mio Signore, la sacerdotessa è arrivata.»

Hikaru sussultò e con il pennello imbrattò l’inventario che stava compilando. Lo posò e fece un respiro profondo. Non avrebbe voluto affrontare la sacerdotessa. Per quanto tempo posso continuare a negare quello che ho davanti agli occhi? Ho visto quella creatura uccidere un uomo e Rin poi l’ha abbracciata. L’immagine del viso di lei, macchiato di sangue, che lo fissava, imperturbabile e imperscrutabile, lo aveva tormentato per tutta la notte. Il clan viene prima di tutto, anche prima di lei. Aveva lo stomaco attorcigliato e gli occhi che bruciavano per la mancanza di sonno, ma non poteva lasciar trasparire la stanchezza. Un capo doveva essere forte, o almeno apparire così. Per farlo doveva mettere da parte le sue angosce personali e concentrarsi su ciò che era meglio per il clan.

«Ah, bene. Puoi accompagnarla nella mia sala delle udienze?» chiese e il servitore si inchinò fino a terra, quasi premendo la fronte al pavimento prima di uscire per eseguire i suoi ordini. Hikaru si alzò e percorse avanti e indietro la stanza nell’attesa. Prese tra le dita un filo allentato sull’orlo della manica, osservandolo preoccupato mentre lo tirava e quello lasciava esposta la seta grezza. Lo lasciò perdere e spostò gli occhi dalla porta. Poi si passò le mani tra i capelli indugiando sulle cicatrici parallele che aveva alla sommità del cranio. Erano frutto di un infortunio che si era procurato quando era ancora così piccolo da non ricordarlo nemmeno. Di tanto in tanto, le cicatrici gli prudevano, di solito quando era in ansia. Fece scorrere le dita sulla pelle liscia; farlo, per qualche ragione, lo calmava. Chiuse gli occhi. Quindi una porta sbatté sul binario quando il domestico accompagnò la sacerdotessa dentro la sala delle udienze.

Hikaru fece un respiro profondo.

Riusciva a scorgere la sagoma della donna attraverso le porte di carta di riso. Il servitore poi fece scorrere l’altro pannello, e vide una vecchia che sedeva a capo chino, una lunga treccia bianca che le cadeva sulla spalla. Indossava l’abito bianco e rosso di una miko ma anche se non lo fosse stata, Hikaru avrebbe indovinato cos’era soltanto guardandola. Percepiva un’aura intorno a lei, come un velo scintillante che l’ammantava. Non gli capitava spesso di notare quel genere di cose, e il più delle volte le accantonava come sciocchezze, ma dopo tutto quello che aveva visto ultimamente, gli era più difficile non farci caso. Quando le si avvicinò, la donna alzò la testa e lui si sentì trafitto da quegli occhi così scuri che sembravano essere in grado di leggergli nel pensiero. È assurdo, Nessun essere umano può fare una cosa simile.

«Grazie per essere venuta,» la salutò prendendo posto di fronte a lei.

«Il piacere è mio, mio Signore.» La donna piegò le dita rugose sul tavolo, il suo sguardo oscuro non abbandonò nemmeno per un istante il volto di Hikaru. L’accenno di un sorriso le solleticò gli angoli delle labbra. «Come posso essere utile?»

Fissando quegli occhi senza età, Hikaru era tentato di credere che tutte le cose assurde che gli erano capitate nell’ultimo periodo fossero reali.



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